mercoledì 9 maggio 2012

CI VEDREMO IN PARLAMENTO | nuova resistenza

In base a quale metro hanno stabilito che il Movimento di Grillo è un antipartito, una roba completamente in antitesi con quello che c’è sulla piazza. Come se fosse la prima volta in Italia che un tizio si inventa un disegnino da mettere su una scheda, pensa a tre o quattro slogans e si presenta alle elezioni senza avere un retroterra storico e una struttura consolidata. Le abbiamo pure avute al governo, queste robe qui: in Italia c’è un’epidemia di Alzheimer, ma qualcuno forse ricorda ancora che Berlusconi montò dall’oggi al domani un Ufo la cui ideologia era “facciamo un po’ come ci pare” e che voleva smantellare, udite udite, il sistema dei partiti. E con quella grandiosa idea ci vinse le elezioni e governò, con qualche interruzione, per due decenni. Poi però per reggere questo impegno diventò partito. E mi stupisco sì, mi stupisco eccome,  che gli analisti non rilevino questa vena di anarchismo di destra, che vuole ascoltare parole semplici, che rifiuta la complessità, scorre come un fiume carsico sotto l’Italia e che riaffiora per sostituirsi all’ondata che l’aveva preceduta. E non è neanche necessario cambiare le parole d’ordine: la storia che è meglio non pagare le tasse l’abbiamo già sentita, cambia solo la battuta. La mitologia del “cittadino qualunque” anche: Berlusconi dopo 20 anni ancora rompeva i cosiddetti con la più esilarante delle sue barzellette, quella che lui non era un politico.
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