Sono quelli che finora hanno placato l’appetito mangiando quel che arriva dalla distribuzione di piccoli e grandi privilegi ad personam; che in epoca di opulenza vivono accontentandosi di ciò che viene erogato benignamente e spesso illegittimamente sentendosi sempre vittime, mai responsabili. E che in tempi di carestia rivendicano la loro fame insoddisfatta. Sono loro che quando il sistema di cui direttamente o indirettamente hanno goduto i vantaggi, vacilla, allora con la protervia della propria sedicente innocenza – i guai li hanno combinati sempre gli altri – vogliono prendersi almeno un po’ di quella delega che hanno rifiutato, almeno un po’ di quel potere che avevano lasciato neghittosamente a altri, omaggiati, serviti, invidiati. E presto odieranno anche i nuovi: quelli tra loro che sono “emersi” presto saranno osteggiati, detestati, vilipesi, ma in silenzio, di nascosto, con ghigni dietro ai sorrisi di circostanza.
Quieto vivere, inquieto votare:
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